Allegato: Pensare di più, Convegno sulla Dottrina Sociale della Chiesa
“Pensare di più. Il futuro della Dottrina Sociale della Chiesa tra silenzi e approcci interdisciplinari”
Convegno sulla Dottrina Sociale della Chiesa
Salone sinodale del Vescovado, sabato 1° febbraio 2025
«Molta morale, poca comunità, zero cultura»: è questa la sintesi dell’impietosa analisi del cattolicesimo italiano compiuta tempo fa dal teologo Pierangelo Sequeri. Un intervento lucidissimo che ha aperto un dibattito a più voci in relazione alla scarsa attenzione che solitamente viene riservata al pensiero, anche all’interno della Chiesa.
Partiamo da questa evidenza per avviare una riflessione interdisciplinare, o ancora di più, “transdisciplinare”, come suggerisce Veritatis gaudium. Circa quel ricco patrimonio di pensiero che è la Dottrina sociale della Chiesa. Questa, come è noto, è un “sapere teorico-pratico” che presenta in dialogo con le altre forme del sapere una sua originale identità. Quella di cui si fa interprete la Sollicitudo rei socialis (n. 41) che precisa quanto segue:
“La dottrina sociale della Chiesa non è una ‘terza via’ tra capitalismo liberista e collettivismo marxista, e neppure una possibile alternativa per altre soluzioni meno radicalmente contrapposte: essa costituisce una categoria a sé. Non è neppure un’ideologia, ma l’accurata formulazione dei risultati di un’attenta riflessione sulle complesse realtà dell’esistenza dell’uomo, nella società e nel contesto internazionale, alla luce della fede e della tradizione ecclesiale. Suo scopo principale è di interpretare tali realtà, esaminandone la conformità o difformità con le linee dell’insegnamento del Vangelo sull’uomo e sulla sua vocazione terrena e insieme trascendente; per orientare, quindi, il comportamento cristiano. Essa appartiene, perciò, non al campo dell’ideologia, ma della teologia e specialmente della teologia morale”.
Auguro a questo momento alto di pensiero di contribuire ad illuminare il fondamentale rapporto tra Vangelo e società oggi per attraversare il divorzio tra fede e cultura, già denunciato da san Paolo VI.
Buon lavoro.