Allegato: Messa con i Focolarini
Venerdì della I di Quaresima 2025
Messa con i Focolarini in ricordo di Chiara Lubich
(Ez 18,21-28; Sal 129; Mt 5,20-26)
Cattedrale di Verona, venerdì 14 marzo 2025
“Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli”. Le parole del Maestro sono taglienti per l’implacabile lucidità che lasciano intuire. Sbaglieremmo di grosso, però, se pensassimo a scribi e farisei come persone semplicemente ipocrite, doppie, schizofreniche. In realtà, tutti costoro erano osservanti scrupolosi della Legge e non facevano il doppio gioco. Ciò nonostante Gesù sembra scagliarsi contro. Perché? È Gesù stesso che lo chiarisce, a scanso d’equivoci: “Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento”. Che significa compiere? Non vuol dire che Gesù realizza il compimento della predizione che è stato il Primo Testamento. Né vuol dire che Gesù fa capire quel che gli ebrei non hanno capito, poiché ritenevano la Legge un modo per circoscrivere il male. Vuol dire che Gesù vuol andare al centro, al cuore della Legge. E infatti “chi trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli”. Il Maestro, insomma, alza l’asticella dell’osservanza: non basta più il minimo possibile per adempiere la Legge perché il “per lo meno” della Legge si trasforma presto nel “quanto basta” del legalismo. A noi che siamo cresciuti nel “vietato vietare”, a noi che abbiamo deforestato qualsiasi indicazione o norma, salvo poi ritrovarci nella confusione più totale, sembrano eccessive le parole del Maestro. Eppure il male esiste e per vincerlo non basta accontentarsi della Legge esteriore, del penale; occorre andare più indietro, al livello del cuore della persona. A quel livello si decide tutto. “Non uccidere”: il quinto comandamento non significa solo non accoltellare l’altro, ma andare alla radice dell’odio, all’ira, all’ingiuria. Se non si domina questa forza dall’interno, il resto è inevitabile. L’ira non è l’odio. L’ira è rivolta ad una singola persona. L’odio è nei riguardi di un popolo. Nella sua manifestazione più acuta l’ira è un vizio che non lascia tregua e che distrugge i rapporti umani. L’ira fa perdere la lucidità. Per questo Paolo invita ad affrontare il problema per tentare una riconciliazione: “Non tramonti il sole sopra la vostra ira” (Ef 4,26).
Chiara Lubich ha dato vita alla sua esperienza sulle ceneri di una immane tragedia che è stata per l’Europa e per il mondo la Seconda Guerra mondiale. Il suo intento dopo questa desertificazione dell’umano è stato quello di ascoltare il grido dell’umanità e ritrovare nella categoria della “vicinanza”, che è lo stile di Dio, la strada per riscoprire l’arte di amare che è farsi uno con tutti, servire, guardare a Gesù abbandonato, entrare nella pelle dell’altro. Perché amare è bene, saper amare è tutto. Come scrive Chiara: “Quanti fratelli ci passano accanto ogni giorno della nostra vita! In ognuno Cristo che vuol nascere, crescere, vivere, risorgere, ci chiede aiuto, conforto, consiglio ed ammonimento, luce, pane, alloggio, vesti, preghiere”. Siamo qui a dirle grazie ancora una volta per averci accompagnati in questa forma di “vicinanza” che è l’amore.