“Il regno di Dio non è da costruire, è da ricevere” – Incontro con Verona 8 Scout

Allegato: Incontro con Verona 8 Scout (Azzano)

Incontro con Verona 8 Scout
(Mc 9,33-37.10,13)
Azzano, venerdì 7 marzo 2025

Di che cosa stavate discutendo per la strada?”. Gesù istruisce i suoi discepoli che dopo l’annuncio della sua morte-resurrezione mostrano evidenti segni di disorientamento. Il fatto è che non accettano il destino del Maestro e cambiano prospettiva interrogandosi addirittura su “tra loro chi fosse più grande”. Non potrebbe esserci distanza maggiore tra Gesù e i suoi. Davanti al loro silenzio imbarazzato, Gesù, sulla via che lo porta alla croce, applica alla comunità la logica della croce: dove l’ultimo diventa il primo e viceversa. L’azione simbolica del bambino posto in mezzo ai Dodici e accolto con amore e venerazione, è la drammatizzazione della sentenza. Nella società giudaica e antica in genere, dove il bambino era privo di qualsiasi diritto, un tale gesto è rivoluzionario. Il Maestro, cioè il primo, si identifica con l’ultimo. La vicinanza di Dio si misura con il metro della tenerezza e della cura, dell’accoglienza e della solidarietà con gli ultimi, senza prestigio. Così l’uomo ritrova il suo valore che non dipende da quello che è, da quanto sa o quanto produce, ma in forza della nuova catena di solidarietà che, mediante Gesù risale fino a Dio, da colui che lo ha mandato.

Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono”. Marco ha fissato questa stupenda istantanea: Gesù accoglie i piccoli, li abbraccia, imponendo loro le mani, secondo il costume giudaico della benedizione. Il suo comportamento contrasta con quello tipico dell’ambiente palestinese e con la reazione stizzita dei suoi che vogliono tutelare il prestigio del Maestro dagli importuni genitori. L’evangelista annota poco dopo che Gesù “si sdegnò” (Mc 10,14). Ma cosa hanno di speciale i bambini, da attirare l’attenzione? La loro specialità è di non avere nulla da offrire e da rivendicare, non hanno ancora nulla da dire e da fare, possono solo ricevere. E il regno di Dio non è da costruire, è da ricevere. L’accoglienza dei bambini si rivela così la via maestra per l’ingresso nel regno di Dio per almeno due motivi: il primo è che chi non accoglie i bambini dimostra di non aver capito nulla della natura del regno di Dio; il secondo è che siccome nel regno gli ultimi saranno primi dobbiamo aspettarci che i bambini ci precederanno nel regno di Dio.

Si ricava da questa pagina evangelica che l’educazione è un diritto che non si deve negare a nessuno, soprattutto se piccolo e fragile. Occorre investire sulla formazione dei più piccoli senza commettere l’errore di ritenerli già pronti ad affrontare l’esistenza. Oggi il rischio di esonero dalla responsabilità verso i piccoli è ricorrente, ma non può essere accettato. Chi è più grande ha il dovere di svezzare il più piccolo e di credere nell’educazione che consiste nel tirar fuori il meglio di ciascuno/a. Dio privilegia i piccoli e i poveri perché sa che ogni uomo ha un valore intangibile che non può essere cancellato da altre considerazioni di carattere funzionale o pratico. Come direbbe Baden Powell: “Il vero modo di essere felici è quello di procurare la felicità degli altri”.

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